Game over. Finalmente si chiude la telenovela giudiziaria tra il Comune di Orta di Atella e la farmacia Sagripanti. Il Consiglio di Stato infatti ha respinto il nuovo ricorso presentato dalla dottoressa Maria Luisa Sagripanti contro l’ordinanza di chiusura dei locali, in quanto privi di certificato di agibilità, da parte del responsabile Suap. “…Ritenuto nondimeno di precisare – si legge nell’ordinanza della terza sezione del Consiglio di Stato - che resta rimessa al Comune appellato la valutazione della meritevolezza dell’istanza di proroga della sospensione dell’esecutività dell’ordinanza di chiusura impugnata in primo grado, presentata dalla parte appellante in data 19 dicembre 2018, competendo ad esso determinarsi in ordine alla domanda ex art. 38 d.P.R. n. 380/2001 ed essendo quindi in grado di assumere coerenti determinazioni in ordine alla suddetta istanza…. respinge l’istanza cautelare”. La battaglia legale ha inizio nel 2011. Dalle verifiche strutturali si evidenzia la mancanza del certificato di agibilità del locale. Scatta l’ordinanza di chiusura da parte del Comune. La titolare della farmacia ricorre al Tar nel novembre. E perde. Poi si rivolge al Consiglio di Stato nel 2018. E perde di nuovo. Sentenza inappellabile. Equivale sul piano legale a una sentenza di terzo grado, cioè passata in giudicato.

Il 6 dicembre 2018 il Suap ordina la chiusura della farmacia concedendo un mese di tempo per smaltire i medicinali. Passano tre mesi ma l’ordinanza non viene attuata. Poi finalmente viene imposta la chiusura della struttura. Discorso chiuso? Macché. I legali della Sagripanti ricorrono di nuovo al Consiglio di Stato “in ordine alla domanda ex art. 38 d.P.R. n. 380/2001”. In altre parole contestano al Comune di non essersi pronunciato sull’accoglimento della richiesta del certificato di agibilità. I giudici amministrativi non accolgono il ricorso rimarcando che si tratta di una decisione che spetta al Comune assumere le misure che ritiene opportune alla luce “da un lato, del pregiudizio derivante alla parte appellante dall’esecuzione dell’ordinanza di chiusura, dall’altro lato, dei presumibili tempi di definizione del procedimento ex art. 38 d.P.R. cit. oltre che del probabile esito del medesimo”. La dicitura sembra complessa ma in realtà i giudici sentenziano con estrema chiarezza che la chiusura della farmacia è legittima. E questo già era pacifico (c’è una sentenza). Ma cosa ancora più rilevante è che spetta all’ente locale stabilire la tempistica del procedimento ex art. 38. E soprattutto (questa è la pietra tombale sulla querelle) sul probabile esito del procedimento medesimo.

In estrema sintesi, se il Comune non è orientato a rilasciare la certificazione di agibilità dei locali della farmacia comunale in base ex art. 38 la chiusura della struttura è doverosa oltre che legittima. Domanda. Visto che, come annunciato dal sindaco Andrea Villano, l’amministrazione comunale sospenderà il Puc per almeno un anno in attesa della stesura di un nuovo strumento urbanistico come potrebbe accogliere un’istanza prevista proprio dal Puc vigente? Sarebbe schizofrenia urbanistico-amministrativa. E non solo. Conclusione. Non ci interessa di risultare impopolari. Ma la strumentalizzazione dei lavoratori della farmacia da parte dei consiglieri di opposizione Ziello, Mozzillo e Gaudino è davvero di uno squallore indicibile. Che vuol dire “bisogna salvaguardare i posti di lavoro”? È ovvio che siamo tutti d’accordo. Si tratta di propaganda della peggiore specie. E ci meraviglia molto che a condurre una battaglia così di bassa lega sia l’avvocato Gaudino. La struttura è inagibile. Andava chiusa. Anzi il Comune è stato anche tardivo nell’attuare la decisione del Consiglio di Stato. Egregio Gaudino, cosa combina? Fa la guerra sui vizi di forma delle convocazioni dei civici consessi e poi calpesta le sentenze dei Tribunali trasformandosi d’un colpo nel Che Guevara dei poveri?

Dov’eravate lei e i suoi amici Ziello e Mozzillo quando sempre per l’inagibilità dei locali sono stati chiusi decine di esercizi commerciali? Ci sono lavoratori di seria A e di serie B? In questo caso forse ci sono mogli di serie A, sostenute da mariti politici. E mogli di serie B, senza Santi in Paradiso.

Mario De Michele

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