Nel pomeriggio di ieri, la Polizia di Stato di Caserta ha rintracciato e tratto in arresto il quarantaquattrenne Armando SCHIAVONE, latitante dal novembre dello scorso anno, allorquando si è sottratto all’esecuzione di un provvedimento di cattura, emesso dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Napoli.

Lo SCHIAVONE dovrà scontare oltre 9 anni e 3 mesi di reclusione poiché riconosciuto, ormai in via definitiva, responsabile di numerosissimi gravi delitti: associazione per delinquere di stampo mafioso, associazione per delinquere finalizzata all’esercizio abusivo delle attività di gioco e scommesse, illecita concorrenza con violenza e minacce, riciclaggio, tutti aggravati dalla finalità di agevolare la nota organizzazione camorristica del clan de“I Casalesi”, in particolare della relativa fazione “Schiavone”. Con lui, infatti, per tali circostanze, erano già stati tratti in arresto altri noti personaggi dell’organizzazione, primo fra tutti Nicola SCHIAVONE, figlio primogenito del noto Francesco “Sandokan” ed erede dell’impero criminale del padre. Lo spessore criminale di SCHIAVONE Armando è stato sottolineato non solo da numerosi collaboratori di giustizia e dai suoi precedenti giudiziari, ma anche dalle diverse frequentazioni con personaggi del clan che sono state registrate nel tempo; un intreccio di elementi che facevano di lui un uomo senz’altro in grado di ricompattare le fila del clan, soprattutto alla luce di recenti illustri scarcerazioni che ne avrebbero agevolato l’opera. Del resto, anche la sua cattura è stata tutt’altro che semplice… Solo il ricorso ad un’indagine “tradizionale”, fatta di appostamenti e pedinamenti, ha permesso agli investigatori della Squadra Mobile Casertana, coordinati della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, di raggiungere il risultato auspicato, concretizzatosi nella cattura latitante a Cercola, nell’hinterland napoletano. Con lui, fermato a bordo di un’autovettura, sono stati bloccati e identificati due suoi fiancheggiatori, il trentanovenne M.G. e il trentacinquenne V.G., entrambi denunciati per favoreggiamento personale, aggravato dalla finalità mafiosa.

 





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