Lo Stato c’è. E lo sta dimostrando con atti concreti. Non è stato lasciato solo il sindaco dimissionario di Casapesenna Marcello De Rosa, che ha gettato la spugna dopo il raid subito dal fratello Luigi da parte di un commando armato. I malviventi lo minacciarono e gli gridarono in faccia che Marcello “doveva andarsene dal Comune”. Lo scorso 8 dicembre i casapesennesi si sono mobilitati a sostegno del primo cittadino con un corteo molto partecipato. “No alla camorra, sì a Marcello De Rosa, sindaco non mollare”, questo il liet motiv della manifestazione. Dopo la risposta della popolazione è arrivata anche quella, forte e chiara, delle istituzioni. De Rosa è stato contattato dallo staff del ministro dell’Interno Marco Minniti e convocato per la mattinata di martedì 19 dicembre. Sul tavolo il caso Casapesenna. Il sindaco dimissionario conferirà con il sottosegretario Gianpiero Bocci, che assieme al responsabile del Viminale sta tenendo sott’occhio le vicende inquietanti accadute nella cittadina dell’agro aversano per anni roccaforte del boss Michele Zagaria. Al sottosegretario Bocci, De Rosa ribadirà quello già detto all’atto delle dimissioni e durante il corteo dell’8 dicembre. Il primo cittadino non teme per la sua incolumità, non ha paura del clan, come ha dimostrato da imprenditore quando denunciò e fece arrestare 7 esattori dei Casalesi, ma è fortemente preoccupato per i suoi familiari. Serve quindi una tutela “pubblica”, il sostegno di tutte le persone oneste e perbene, che dovrebbero alzare la voce per tappare la bocca ai finti paladini della legalità e ai professionisti dell’anticamorra, i quali continuano a gettare fango sul sindaco De Rosa. Questi signori e queste signore dovrebbero spiegare da quale parte stanno: con la camorra o con lo Stato? Per fortuna le istituzioni nazionali stanno facendo la propria parte. Si sono schierate, senza se e senza ma, con De Rosa. E gli arresti della sorelle e di tre cognate del boss Zagaria sono la dimostrazione che per fortuna lo Stato c’è. Come conferma anche l’incontro al Viminale del prossimo 19 dicembre. De Rosa e la sua famiglia non sono soli. Il clan e i professionisti dell’antimafia se ne facciano una ragione.

Mario De Michele

 

 





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