È stato arrestato. Ha patteggiato un anno e sei mesi per tentata induzione alla concussione (braccialetto tennis) ai danni del titolare della ditta che gestiva il servizio di refezione scolastica. Lui e i suoi familiari non hanno versato oltre 27mila euro di Bucalossi grazie a una “miracolosa” prescrizione (gli altri cittadini pagano perché non hanno santi in Paradiso). Ha devoluto(?) all’associazione di un “compariello” circa 200mila euro di indennità di carica senza alcuna rendicontazione (obbligatoria). Ancora oggi non si sa come e chi abbia intascato l’ingente somma. Presto lo sveleremo. Ne ha fatte di tutte i colori provocando tra l’altro il crac finanziario del Comune eppure ha la faccia di bronzo di esprimere giudizi morali. Solo dalle nostre parti sarebbe consentito a uno come Eugenio Di Santo di uscire di casa senza essere sputato in faccia da qualsiasi persona incontri per strada. Aveva ragione Fellini: “Gli italiani sono un popolo di pecoroni”.

Peggio ancora sono una buona parte dei cittadini della provincia di Caserta e dell’Agro aversano in particolare. In una società civile l’ex sindaco di Sant’Arpino sarebbe stato messo al bando a vita per tutti i guai che ha compiuto. Invece ad appena 5 anni dall’arresto (dicembre 2013) e a 4 anni dalla condanna (febbraio 2015) non tutti si scandalizzano che un soggetto del genere voglia per forza restare sulla scena politica. Non solo. Forse in un momento di sdoppiamento della personalità si permette anche il lusso di impartire lezioni di correttezza e moralità. Attraverso un post che gli è stato scritto (tutta sanno che lui e la lingua italiana sono in perenne guerra) mi ha accusato (lui, il condannato) di essere un “giornalaio” perché ho fatto luce sulla vergognosa vicenda del mancato pagamento della Bucalossi per un importo di oltre 27mila euro. In primis che uno come Di Santo, che non si è mai ben capito nella vita che mestiere abbia fatto, dovrebbe avere rispetto per l’onesto lavoro dei giornalai. In secondo luogo non ha nemmeno i titoli per parlare di giornali. Lo può fare chi sa leggere.

Ma ve lo giuro: non riesco ad aggiungere altro. Le dita si rifiutano di battere sui tasti. È davvero umiliante scendere sul piano di Eugenio Di Santo. Non perché io sia una persona valente o con qualità particolari. Ma solo perché mi rifiuto di confrontarmi sul terreno della dirittura morale con uno come lui che ha commesso tante di quelle nefandezza da far venire il vomito. Per non parlare degli “sciacquetti” che gli gironzolano intorno scodinzolanti per raccoglie al volo gli ossi che gli concede il grande capo. Non commettete il grave errore di pensare di essere furbetti. Siete solo dei morti di fame al guinzaglio del padrone di turno. Abbiate almeno le palle di venire allo scoperto. Se poi preferite continuare a giocare sporco, ottimo. Mi invitate a nozze. Farò un bel lavoro di inchiesta (posseggo già documenti preziosi) per smascherare i vostri “masti” per anni architetti-prestanome di plenipotenziari facce “D’Angelo” che hanno fatto soldi a palate a spese del Comune. Ora però il disgusto prevale. Parlare troppo e in un sol colpo di certa gente è stomachevole.

Lascio ai nostri lettori e telespettatori il giudizio sul comportamento dell’ex sindaco di Sant’Arpino Eugenio Di Santo. Lo faccio riproponendo la video intervista rilasciata a Campania Notizie da Francesco Mottola, allora titolare della "Marty Srl", società che si era aggiudicata l'appalto per la mensa dell'Istituto scolastico comprensivo, e il video con la registrazione audio diffuso dai carabinieri dopo l’arresto dell’allora primo cittadino. Buona visione e buon ascolto. Visione e ascolto sconsigliato ai minori. Potrebbero essere istigati a delinquere.

Mario De Michele


LA VIDEO INTERVISTA A FRANCESCO MOTTOLA

 

IL VIDEO CON L’AUDIO DELLE INTERCETTAZIONI DEI CARABINIERI





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