Alcuni giorni fa parlando del più e del meno e quindi anche della campagna elettorale appena iniziata tre cittadini di Gricignano, ometto i nomi perché è irrilevante, mi dissero: “Scommettiamo che a breve il sindaco Andrea Moretti, spalleggiato dal suo vice, approva in giunta il Puc?”. Accettai la scommessa: “Punto 50 euro (è la mia banconota preferita, ndr)”, risposi senza pensarci due volte. E aggiunsi: “Adesso non esagerate, neanche dei pazzi scatenati varerebbero il Piano urbanistico comunale nel bel mezzo di una competizione elettorale così accesa”. Sono convinto di aver già vinto la scommessa. Il 10 giugno intascherò 150 euro, il triplo del solito. Che bello. Potrò sfamare mio figlio. Cari lettori, vi confesso però che non sto a posto con la coscienza. Mi sento come quel tizio della pubblicità al quale piace vincere facile. Neanche l’amministratore più spregiudicato del mondo sarebbe sfiorato dal solo pensiero di compiere un blitz che avrebbe il sapore di un atto politicamente criminogeno. Meno che mai a Gricignano, dove di fatto la maggioranza uscita dalle urne alle scorse comunali non esiste più, in taluni casi con esponenti, partiti politici e movimenti schierati con liste contrapposte tra loro. L’approvazione del Puc, provvedimento che, ripeto, sicuramente non ha neanche lambito l’anticamera del cervello del sindaco (quindi già mi lecco i baffi per i 150 euro in arrivo) sarebbe, qualora sulla ragione dovesse prevalere la follia politica, una ferita nel tessuto istituzionale e democratico di Gricignano. Una ferita sanguinante perché scatenerebbe un effetto domino devastante. Esposti alla magistratura, polemiche feroci, attacchi a colpi di machete. Per mia fortuna si tratta di uno scenario fantascientifico. Andrea Aquilante, vicesindaco e assessore all’Urbanistica, è candidato sindaco in contrapposizione a Vincenzo Santagata. Lo stesso Moretti è sceso in campo per la carica di consigliere comunale per portare acqua al mulino del suo attuale braccio destro. Anche i bambini (a proposito, non perderteli mai di vista se si aggira qualche candidato “pericoloso”) comprenderebbero che l’eventuale varo del Puc in questa fase sarebbe visto come una leva per creare consenso elettorale. Pure alla persona più in buonafede del pianeta sorgerebbe il sospetto che gli amministratori uscenti e candidati alle comunali potrebbero brandire il Piano urbanistico come un’arma clientelare. Non dico che qualcuno in lizza per un posto al sole sarebbe così avventuriero da chiedere, durante il caseggiato, addirittura le particelle ai proprietari di terreni la cui tipologia cambierebbe in base al Puc. Sarebbe davvero pazzesco. Ci vorrebbero le camicie di forza. O le manette. In ogni caso il sospetto di una strumentalizzazione del Piano urbanistico sarebbe alimentato da fiamme alte. Da un incendio di vaste proporzioni. Sono in una botte di ferro, dunque. Il 10 giugno incasserò la vincita della scommessa. Moretti e Aquilante, mi raccomando, non mi fate brutti scherzi. Mica per il solo gusto di farmi perdere la mia preziosa e sudata 50 euro avete intenzione di sferrare un colpo di coda? Ma dai, non siamo nella giungla. Dove non ci sono regole. Ho vinto. Posso già festeggiare.

Mario De Michele





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